mercoledì 17 ottobre 2007

Ritorno al blog

Questo blog non credo lo legga nessuno. In ogni caso è la mia "agenda pubblica". Era dal 2007 che non ci scrivevo. E rivedendola, come dicevo, d'istinto cancellerei tutto. Forse qualcosa di quel periodo lascerò. Tanto ormai mi son ben sputtanato. Pazienza, Panta Rei.

lunedì 20 agosto 2007

IL COMITATO DEGLI ILLUSI E DELUSI

Io nella vita ho sempre combattuto le ingiustizie.
E quando sono io ad esserne vittima, beh naturalmente sono doppiamente infuriato.
Ho appena finito di scrivere due poesie.
Vorrei scriverle in cielo affinchè tutti vedessero.
Tutti mi danno ragione, sono stato vittima di un imbroglio vero e proprio.
Addirittura un mio amico avvocato mi ha suggerito di denunciare la persona per adescamento.
Altro che "io ho le prove".
Il solo motivo che mi trattiene è l'umana pietà nei confronti della situazione in cui versa, anche se in cuor mio spero che anche quella non sia vera. Me lo auguro per quella persona che è stata spesso presentata come motivo di grande e seria preoccupazione.
Come posso non capire la sofferenza se io per pochi mesi di frequentazione blandissima mi sento la nausea e il vomito?
Ora ne sono sicuro, è una persona negativa, e sicuramente è alla base di disagi nella sua famiglia, anche grossi.
Come infierire in un simile contesto?
Vuoi ferirmi con nuove foto? Fai pure.
Tutto passerà, ed anche questa notte in cui mi hai fatto sprofondare passerà, la faremo passare.
Nella vita, quando sembra che tutto è perduto, proprio quando ti senti attaccato da forze possenti, insormontabili, quando il demonio sembra aver finalmente trovato la strada vincente, è il momento che il Bene trionfa.
Io mi raccomando l'anima a Dio, e chiedo perdono dei miei peccati, lo faccio pubblicamente, senza vergognarmi più della mia fede, la sola cosa vera che ci fa vivere bene, in pace con il mondo.
So che ho commesso molti sbagli, ma come sanno tutti i filosofi e i teologi, più gli esseri sono grandi, più grande è la loro capacità di sopportare e di perdonare.
Io sono diventato un omuncolo, un ometto, sono sceso a livelli infantili.
Era forse necessaria questa mia umiliazione per poi rivelare l'uomo nuovo che se Dio vuole, verrà.
Amen.....

domenica 19 agosto 2007

La scelta fortunata

Certo che se non avessi avuto il serio problema di mia madre non avrei mai e poi mai e poi mai ceduto alle lusinghe degli incontri in chat.
Un pestaggio, un pugno nello stomaco, e per giunta con il serio rischio di passare per chi ha torto. Eh si "chi ti ha chiesto nulla"? Formalmente ineccepibile, caduto nella trappola con tutte le scarpe. Usato e gettato come un fazzolettino di carta e per giunta chi ti ha usato borbotta pure perchè il fazzolettino non è morbido come si vorrebbe.
Tutto questo mi porta a rivalutare in modo grandioso quanto fosse importante la mia storia precedente e quanto schifo ci sia in giro. Chi si illude che tra "le nuove generazioni" ci sia qualcosa di bello e di pulito, temo che avrà nei prossimi anni almeno in certe, speriamo limitate, zone di italia (italia... oddio...) delle orribili sorprese.
Esistono delle persone che hanno dei problemi, grossi, seri, veri concreti problemi, e per forza chi sta intorno a loro è strano, ma c'è stranezza e stranezza. E' pazzesco, dopo sapere di aver provato sentimenti genuini, di sentirti anche in colpa! Ebbene è assurdo ma ho incontrato una persona che ora ritengo faccia davvero paura.
Non se ne rende ancora conto ma sta diventando un mostro, nel vero senso della parola. Ogni giorno che passa si rafforza quel suo bisogno ossessivo di apparire al di sopra di tutto e di tutti. Questo genere di persone nel 99.9% dei casi finiscono prima o poi in cura dallo psichiatra.
Alt, ho visto una foto che mi ha finalmente fatto capire tutto.
Stop. Chiudi la pratica fratello.

-----------------

Questa pagina la lasciamo, come "prova di tirocinio".

lunedì 13 agosto 2007

Gli illusi e le illusioniste, primo abbozzo i personaggi

Carlotta, abita in una città del sud. Carlotta è una ragazza annoiata, o come direbbe lei "scocciata". Non c'è molto da fare, la città è grande ma è molto, troppo provinciale. Lei non se ne rende conto. E lotta per volersi affermare nel branco, in quel branco con le sue regole ferree. I simboli di appartenenza, uno psicologo alle prime armi sa che coloro che si considerano per qualche ragione gerarchicamente inferiori o subordinati e che desiderano essere accettati dagli altri devono esibire dei simboli, e tanto più soffrono il complesso di inferiorità e si sentono esclusi, emarginati, discriminati, tanto più devono esibire, apparire, mostrare. E Carlotta dell'apparire aveva fatto una ragione di vita. Avrebbe dato un rene per una borsa alla moda, ma non una alla moda e basta, esattamente quella che ad esclusione non aveva nessuna. Carlotta aveva un riferimento nel suo gruppo di ragazzette apparentemente allegre e spensierate, ma bruciate da una reciproca invidia che uccide. La sua nemesi era Stefania. Stefania forse non avrà avuto i suoi occhi o le sue forme, ma a Carlotta del suo aspetto fisico non si curava troppo, e stava lasciando che l'adipe rischiasse di esagerare quelle forme che avrebbero fatto impazzire qualsiasi maschio. Ma Carlotta non aveva tempo per i maschi, era troppo presa da questa paranoica bramosia di simboli. Scarpe, cinture, borse, anelli, orecchini, e poi vestiti, smalto per le unghie. Financo l'intimo e gli asciugamani, doveva rispettare regole ben precise, regole imposte dal branco. Ma forse questo non sarebbe bastato. Si perchè la prima donna era Stefania! Maledetta puttana, aveva tutto quella la, beata lei, che invidia, senza sforzo.
In realtà Stefania di essere "così fortunata" nemmeno lo sapeva. Poteva spendere, se lo poteva permettere, ma distrattamente, e quando posava gli occhi su qualcosa indossato dalla povera Carlotta che invece sottoponeva la famiglia costretta per drammatiche vicissitudini a ristrettezze economiche ad un salasso diabolico per avere esattamente quel preciso articolo, a costo di doverlo andare a prendere a piedi a Parigi, Stefania non si rendeva conto, lo faceva senza capire il dramma che innescava.
Mettiamo che la povera Carlotta rinunciando o vendendo la collana regalo della nonna al compleanno, era riuscita a comprarsi quelle scarpette modello ballerina che le piacevano tanto, anche e soprattutto perchè nessun altra le aveva. Arrivava questa maledetta stronza "Ohi Carlotta! Ma che belle che sono dove le hai prese?". Carlotta avvertiva una stretta alle coronarie, e sentiva ribollire dentro lo stomaco i rigurgiti dell'odio. Si leggeva la sua stizza, e i primi tempi Stefania veramente non ci faceva caso, poi qualcuna delle "amiche" aveva fatto notare questa particolarità e alla fine Stefania che non si sottraeva a quel sano sadismo tipico delle ventenni, aveva accettato la sfida e glielo faceva apposta.
Ogni volta Carlotta era percorsa da brividi e fitte. E quando vedeva quella grandissima stronza con le scarpe sue, era la fine. Da quel momento iniziava una nuova ricerca di qualcosa d'altro, più bello, più particolare, e soprattutto più costoso.
Questo sport aveva cominciato a preoccupare suo padre. Quella volta poi che la fanciulla disperata per non avere il budget per acquistare quei feticci iscritti nella lista per continuare a mantenere il suo status nella tribù, era arrivata a dire in faccia a suo padre che pur di trovare quegli stramaledetti soldi si sarebbe addirittura prostituita, beh. Il pover'uomo aveva perso la pazienza e le aveva mollato un ceffone storico.
Eh ma ci voleva ben altro per distogliere Carlotta Rannisi dal suo fermo proposito. Non guardava in faccia a nessuno. E quando chattando chattando si era imbattuta in quel tizio maturo, così impulsivo ed esageratamente passionale, aveva intuito una possibilità, ed era disposta a giocarsi quella carta, dopo tutto pensò, il fine giustifica i mezzi.

Scriviamoci sopra!!!!!

Una volta un regista disse "L'artista è un folle che traspone nella sua arte le sue debolezze, le sue manie. Un uomo o diventa un artista o un criminale". Una cosa è certa, una delle virtù dell'Arte consiste nel trasformare o nell'elaborare il dolore e la sofferenza. Ho deciso, da oggi di scrivere un libro in futuro. Un possibile titolo sarà "GLI ILLUSI E LE ILLUSIONISTE". Abbiamo un ampio campionario dell'universo femminile al negativo. Dalla ninfomane repressa, alla donna al crepuscolo, alla giovanissima depressa e frustrata che affoga la pena del suo vivere quotidianamente delle situazioni al limite della norma nella mania di dover prosciugare capitali, i propri ma soprattutto quelli degli altri. Al lavoro.
___________________________________________________
Oggi XXX GIVGNO  A.D. MMXII ancora non ho scritto sto libro, e credo che mai lo scriverò, son troppo preso dalle Neuroscienze. Sicuramente è tempo speso molto meglio.

domenica 12 agosto 2007

Ore 21.50 del 12 Agosto 2007. Voltiamo pagina

In più di un film degli anni '70 si sentiva, specie da attori che recitavano la parte di romanacci, la frase "famo finta che avemo scherzato".
Si è stato no scherzetto che mi è costato circa 1500 euro, con tutto che non sono nemmeno tutto sto miliardario. Ma sti cazzi. Sicuramente la vita mi metterà davanti chissà quante altre inculate peggiori di questa, diciamo che ho fatto esperienza.
Va be, amici miei, avevate ragione voi. Siete contenti!! Tacci vostri. Poi adesso chiudiamo veramente, perchè di questa storia ne ho veramente le tasche piene, ne ho parlato anche troppo.
Sayonara.

_____________________________

Oggi nel 2012 rileggo queste parole e dico, 1500? Credevo peggio....

Pubblicità

FINALMENTE ECCO UNA LINEA DEDICATA ALL''UOMO CHE AMA ESSERE PRESO PER I FONDELLI!!!!

JO KONDO


Una linea sportiva ma di classe! Lei ti rigira come un calzino? Vesti JO KONDO. Ti tiene sulla graticola? Indossa JO KONDO!
Mentre lei se ne va a zonzo con i suoi amichetti tu ti rodi il fegato? BRAVO PIRLOTTO! Consolati mettendoti davanti allo specchio e ammirando come su di te dappertutto spicca una firma!!!!! JO KONDO!!!!



(...)

venerdì 10 agosto 2007

Diario di un aspirapolvere

Cari amici, meno male che ho fatto la tesi sul Caos. Per gestire una certa cosuccia mi trovo molto ma molto avvantaggiato. Come forse già dissi altrove, Esiodo, grandissimo ed illustre poeta del VII a.c. già sulle donne aveva capito tutto. Forse perchè la sua civiltà, quella Dorica, aveva assunto un impronta fortemente maschilista, a seguito delle lotte combattute contro i Pelasgi, i popoli pre-indoeuropei che erano da tempo immemore stabiliti presso la penisola greca. I Pelasgi erano un popolo matriarcale e ad impronta femminista per una ragione tanto semplice quanto assurda se pensiamo ai giorni nostri. Infatti ai Pelasgi mancava una piccola ma cruciale informazione.
Quando una donna rimaneva incinta infatti, gli ingenui Pelasgi credevano fosse dovuto a un vento che soffiasse in una certa direzione, oppure a certi cibi, o a punture di insetti. E in un simile contesto, a che serviva l'uomo? La domanda presso i Pelasgi era sempre presente. E in primis la risposta era stata "a una benemerita ceppa", con comprensibile mortificazione dei maschietti, i quali erano a questo punto considerati "oggetto di piacere". Insomma, le donne dei Pelasgi, detentrici assolute e spietate del potere in quanto custodi del sacro mistero della riproduzione, si spupazzavano i maschietti-oggetto sempre più mortificati e frustrati, e poi se ne andavano sopra qualche colle a prendersi il freschetto e così restavano incinte...
Ma il peggio doveva ancora venire, infatti qualche tempo dopo qualche sacerdotessa particolarmente perversa o qualche maschietto particolarmente coglione, ipotizzarono un nuovo e più utile scopo per cui questi esseri umani proboscidati esistevano nel cosmo. Ovvio, erano li per essere sacrificati agli Dei. E questa cruenta, orribile fase della storia per il maschio durò diversi secoli, fino a quando gli Indoeuropei, le tribù Doriche, Eoliche, Ioniche, e non senza fatica, riuscirono ad imporsi e soprattutto a far capire a questi babbei che come direbbe Pieraccioni, "se 'un si tromba 'un si resta incinte".
Oh beninteso, di quell'epoca oscura restò in epoca classica ben più di un impronta, come i misteri delle Tesmoforie, le sibille come la Pizia che in epoca arcaica praticavano lo smembramento dei maschi dopo essersi congiunte carnalmente a loro, a mo di mantide religiosa, dopo essersi drogate con estratti di piante la cui conoscenza protrassero fin nei secoli successivi e di madre in figlia poi consentirono di far fiorire il mito della strega medievale.
Però anche oggidì, nelle "sorority" una qualche propensione ad attitudini di dominio vengono fuori. Spesso favorite da taluni seguaci della "romantica cavalleria" subito pronti a zerbinarsi per la donna che li manda fuori di testa. Mah io dico come si fa amici maschietti a comportarsi così! E qui mi fermo che devo mandare un sms...

martedì 7 agosto 2007

Diario di Viaggio.


Lago Maggiore al tramonto all'altezza di Luino sul versante Lombardo

Un saluto ai miei pochi affezionati lettori. In particolare ad una persona speciale che spero venga spesso a trovarmi, oltre che nei miei sogni almeno su questo modestissimo assaggio dei miei pensieri....
Bene, eccomi di ritorno da una visitina al mio grande amico Luca. E' uno dei pochi sopravvissuti alle vicissitudini che attraverso gli anni hanno ridotto spaventosamente il numero delle mie amicizie. Tutto ciò per via del mio pessimo carattere, o meglio, il mio sarebbe un carattere perfetto, meraviglioso, il migliore di tutti, beh avrete capito che sono leggermente presuntuoso e orgoglioso. Ebbene si, prima di assurgere al ruolo di mio amico, ce ne vuole, e parecchio, e siccome buona parte dell'umanità a torno o a ragione (secondo me a torto....) ritiene di non dover dedicare troppo tempo a conquistarsi la mia amicizia o non la considera così importante, ecco che spesso accade che qualcosa va storto. Ebbene, io di solito do tre possibilità di redenzione, ma alla terza sei irrimediabilmente e definitivamente cancellato dal Libro degli Amici. Anzi finisci con il divenire un "morto logico", un termine che gli addetti ai lavori e in primis l'amico Luca sa ben interpretare.
Definire Luca come una persona buona e paziente è molto riduttivo. Si narra che da qualche parte esistano foto o statuette di Luca che lacrimano e compiono miracoli. Gli è stata dedicata una cattedrale e ha le stimmate. Grazie al dono dell'ubiquità può trovarsi in più posti contemporaneamente come S.Antonio e inoltre e soprattutto è un serio professionista, una di quelle persone che ha dignità e moralità da vendere. Merce rara, direi unica.
E' chiaro che solo una persona con una simile potenza e pazienza può sopportarmi ancora. Inoltre il buon Luca è un grandioso COMPAGNO DI MERENDINE, beh nel senso che alle 5 del pomeriggio un buondì motta lo si trova sempre, "Ovvia noi si scherza, un penserà miha he i'ggli diho su i'sserio noi s'è jente di molto bona, ella pòle hapire, maremmina buhaiola".
Concludo questa doverosa e ahimè riduttiva filippica al buon Luca con un messaggio "MIKIKO CHAN KONICHI WA".
Bene ed ora rientriamo nei panni, speriamo se la dieta va bene sempre più larghi, del viaggiatore.
Invito coloro che amano i luoghi ameni e i cultori del bel vivere e del buon mangiare, a percorrere senza tema un itinerario in senso orario non nel Lario o insieme a Mario, ed in modo perentorio, lungo il Verbano, volgarizzato nella denominazione di Lago Maggiore.
Molti cinefili ricorderanno un cameo di un film degli anni '50 dove due mostri sacri Totò nei panni di un maturo esaminando di licenza elementare e Alberto Sordi nel riuscitissimo spocchiosetto alla "Mario Pio" nei panni dell'esaminatore, si trovano l'uno di fronte all'altro, e Sordi, bramoso di vendetta verso il Totò suo superiore nel posto di lavoro, dopo che la commissione aveva già praticamente dato la licenza honoris causa al comico napoletano, lo bersaglia con domande cattivelle e a trabocchetto, una delle quali è "Ci dica ci dica Vice Sopra Intendente Capo, qual'è il Lago più grande d'Italia?" e Totò prontamente "Lago Maggiore".
Eh si, spesso la toponomastica è beffarda. Pensiamo anche al Pont Neuf sulla Senna a Parigi che è il ponte più antico.
Il Lago Maggiore, per noi gente della Tuscia, abituati ai laghi vulcanici di forma circolare si presenta quasi come un fiordo norvegese. Il noto illustre autore parlava del ramo del Lago di Como, ebbene parafrasandolo potremmo dire che "quel ramo del lago Maggiore che volge a mezzogiorno, tra due catene ininterrotte di monti, tutto seni e golfi (...tutto seni e golfini di cashmere ^__^ ...mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm.. Eh? Dicevamo? Mi sono distratto :( )", ad opera di una qualche divinità celtica da cui deriva il nome Verbano, dopo aver aperto le sue braccia d'acqua si ritrasforma nel placido Ticino, nobile affluente di sinistra del Po.
Il fiume Ticino, la cui sponda sinistra era anticamente dominio dei Celti Leponzi, nasce in territorio elvetico, e si apre a lago Maggiore poco a est di Locarno, per poi richiudersi molto più a sud di nuovo nello stesso fiume nella località piemontese, ma prossima alla Lombardia, di Castelletto Sopra Ticino. Per gli estimatori folli della toponomastica (tipo il sottoscritto) facciamo notare che nella Gallia Cisalpina (ribattezzata dai nostri eroi della Lega Nord Padania) analogamente a quanto accade nella Gallia Transalpina (ribattezzata ai tempi della prima crociata col termine di Francia) si è usi indicare i luoghi prossimi ai fiumi col termine "Sopra". E naturalmente l'analogia tra le due Gallie non si ferma qui anzi! Ma questo sarà necessariamente oggetto di un altro articolo.
___________________________________________________________

Scrivo questa postilla il 04/07/2012. Dal momento che vedo dalle statistiche del Blog che questo articolo in particolare attrae un visitatore dagli USA. Non so se sia sempre lo stesso, ma chiunque esso sia, o essi siano, volevo salutarli, e augurargli o augurar loro di fare di questa lettura il miglior uso possibile.

giovedì 2 agosto 2007

Diario di Bordo del Capitano, data astrale 07.08.02

"Quando Jason aprì gli occhi, si trovò impigliato in una melassa verde acido densa e gelatinosa..."

Così cominciava il libraccio di fantascienza che Giovanni Delgado sfogliava distrattamente ciancicando una mela mentre attendeva la partenza del treno per Milano. Ma i suoi pensieri erano altrove. Il suo "padre spirituale" o "confessore", come chiamava il dottor Barcon gli aveva consigliato di tenere la mente occupata finchè quella assurda ossessione gli fosse passata.
Il dottor Barcon era un illustre neuropsichiatra, e una volta al mese Giovanni si recava al suo enorme lunghissimo ufficio a trascorrere un'ora di spremitura piena e totale del cervello.
Egli espelleva tutto quanto, raccontava tutto, ogni cosa, e il dottore se lo guardava con un bonario e paziente sorriso, e elargiva di quando in quando piccoli consigli, sottoforma di domande retoriche.
Quando Giovanni, avendo rotto con Diana, si era recato da lui a raccontargli quanto fosse negativa quella donna, il dottore cadde dalle nuvole. Infatti fino all'incontro prima il suo paziente aveva imputato tutta la colpa dei suoi problemi ai suoi mentre sua moglie era assolutamente perfetta, al di sopra di ogni sospetto.
Ma le sorprese per il maturo dottore non erano finite.
La seduta di Aprile era cominciata con una entusiastica esclamazione "Dottore, mi sono innamorato". Eh si, troppo entusiastica.
Stava parlando di poco più di un ologramma, un immagine sfumata con la quale aveva scambiato qualche vaga parola attraverso una chat, ma sembrava che stesse parlando di una vecchia fiamma con cui aveva condiviso anni di vita.
Ma Giovanni era così, gli bastava un niente per farlo sentire un principe, e molto meno per farlo morire di dolore. Di tutti i personaggi che aveva avuto modo di leggere o vedere al cinema o in TV quello che più di tutti lo aveva inquietato era quel tal Don Abbondio del libro che aveva studiato alle superiori, perchè aveva una paura fottuta di somigliarci.
Oppure quel tale Zeno di cui si diceva che era un Inetto, e si ricordava che lo avevano studiato tanto. Ma lui si ribellava a quei personaggi. E si faceva schifo se per qualche motivo facendo esame di coscienza vagamente assimilava le sue azioni quotidiane a quegli scialbi personaggi.
Era invece affascinato dalle figure vincenti e virtuose. Dovevano esistere, e lui doveva essere così. Ma un Eroe senza macchia e senza paura va dallo psichiatra?
Beh lui però andava per fare il tagliando, dopo tutto perchè no? Mica era matto, voleva solo apportare "delle correzioni di rotta".
Avrebbe però dovuto raccontare altro al dottor Barcon, ma non avrebbe potuto farlo.
Avrebbe dovuto raccontare di come era veramente la sua casa.
E soprattutto cosa si nascondeva dietro quello specchio gigantesco che ricopriva tutta la parete.
Nessuno gli avrebbe mai creduto. Nessuno avrebbe mai capito... E del resto egli stesso pensava che stesse impazzendo, e aveva attentamente nascosto ogni segno di inquietudine mentre era a colloquio con quell'austero specialista.

(Bozza per un personaggio da includere nel nostro libro)

mercoledì 1 agosto 2007

Diario di Bordo del Capitano, data astrale 07.08.01

Oggi mentre mi facevo la barba, è successo un fatto strano, lo specchio ha cominciato ad animarsi è l'altro me, al di là dello specchio mi ha fatto questo strano, incomprensibile discorso.

"Cosa stai pensando di ottenere in questo modo? Lo dico in modo molto introspettivo. Sei davvero sicuro che quello che stai facendo sia in modo del tutto disinteressato. E se è vero che non vuoi assolutamente nulla in cambio, lo ritieni giusto? Non sarebbe meglio staccare la spina? Perchè ancora continui? Lei non ha motivo di farti smettere, dopo tutto. Avrebbe anzi potuto approfittarne e fingere, invece è stata chiara, chiarissima. E allora? Se continui lo fai a tuo rischio e pericolo. Non pensi che sia corretto spendere magari per trovare cure più efficaci per tua madre? O magari per portare a cena qualche altra ragazza che in un modo o nell'altro entra nella tua vita? Ma allora perchè ti ostini nel continuare a fare qualcosa a chi non ti mostra chiaramente alcun interesse? Sei masochista? O sei semplicemente ottuso? O è un senso di colpa? Oppure veramente credi di essere così presuntuoso da comportarti come i Sacri Testi dicono si comporti Dio con noi? Ossia che ci da amore e doni senza chiederci nulla? Forse la tua amico mio è solo presunzione."

Elogio della voluttà


Elogio Bizantino

Il tuo viso acqua e sapon, non si vende da Vuitton.
I tuoi occhi assai carucci non li troverai da Gucci.
Il tuo sguardo ammaliator, mica può dartelo Dior.
I tuoi seni son stupendi! Prova a cercarli da Fendi!
La tua bocca di rugiada non si ordina da Prada.
Il sorriso sbarazzino, se lo sogna Valentino!
I tuoi fianchi sodi e snelli non son merce di Burberry.
Le gambe di porcellana non le ha Dolce & Gabbana.
La bellezza dolce e rara? Hai voglia a cercar da Zara!
E di Tiffany i gioielli invidìan i tuoi capelli!
E Marc Jacobs poveretto, si inginocchia al tuo cospetto!
Tu sei amore! E' lo slogan che giammai vedrai da Hogan!
La morale piccolina? Sei davvero Bizantina.

domenica 29 luglio 2007

Due parole (Si fa per dire...) sul Codice Da Vinci, sui misteri legati alle religioni, sugli etruschi e sulla politica.



Affresco raffigurante Innocenzo III presso il monastero di S.Benedetto (Subiaco - RM)

Da tempo sto pensando di scrivere un romanzo che parli degli etruschi. Anzi a dire il vero ho già alcune bozze di inizi di scrittura. Parlando qualche giorno fa con un amica ho pensato alla figura di Leonardo da Vinci come uno dei vari custodi del segreto del Graal che si sono succeduti nella storia e di come egli abbia voluto secondo l'autore dare un indizio del segreto di cui egli era portatore nel famosissimo cenacolo visibile nella chiesa di Milano.
Si può essere un estimatore di Dan Brown o un detrattore, e io personalmente sono tra questi ultimi, anche se non lo ritengo affatto un massone nemico della chiesa che attraverso questo libro ha interesse a promuovere un complotto internazionale anticattolico, resta il fatto che questo tizio ha capito perfettamente come toccare le corde della suggestione collettiva, alla ricerca del mistero, e dei collegamenti con il sacro.
Dan Brown nel suo piccolo ha svolto un operazione che è vagamente simile a quella dei buontemponi tedeschi del 1600 autori dei Manifesti sui Rosacroce. Anche se lui lo ha fatto per puro profitto.
E veniamo agli Etruschi. Ma che c'entrano?
Leonardo da Vinci nacque nella piccola cittadina nei pressi di Firenze. L'estate scorsa in uno dei miei numerosi viaggi intrapresi per l'Europa e l'Italia ebbi modo di recarmi alla sua casa natale.


Casa natale di Leonardo, nei pressi di Vinci

E secondo me, non si può comprendere fino in fondo la figura di questo ingegnere e artista, medico e architetto, se non si fa una visita a questo posto.
La casetta, poco più che un casaletto di campagna sorge assai piu in alto dell'abitato di Vinci, ed è un sito piuttosto isolato. E' uno delle migliaia di casali di cui nel corso della storia, la Toscana, e il centro italia, in special modo l'Etruria, man mano si è riempita.
Questi insediamenti costituiscono per un ampio arco di tempo, dalla caduta dell'Impero Romano fino praticamente al secondo dopoguerra del XX secolo, uno straordinario elemento di continuità. In queste cascine decine e decine di generazioni si sono susseguite nel corso dei secoli, in modo da essere piuttosto isolati da altre realtà culturali, e soprattutto tramandando oralmente e talvolta per iscritto, il sapere da una generazione all'altra.
La conoscenza veniva impartita ai membri giovani della famiglia o dei nuclei familiari imparentati tra di loro che abitavano le cascine dai membri anziani. Questo per molto tempo e per gran parte degli abitanti di questi insediamenti è stata l'unica fonte di cultura.
Tra le varie cose che i piccoli imparavano, vi erano cose che erano mirate da un lato a colpire la suggestione e l'immaginario e dall'altro a riportare anche se spesso in modo fantasioso e distorto, avvenimenti molto lontani nel tempo.
Immaginiamoci allora il piccolo Leonardo davanti al fuoco che si spegne dopo cena, dopo una giornata tra i campi e tra gli ulivi, alla sera, dopo che suo padre, contadino, gli ha insegnato qualcosa sulla potatura, o sugli influssi della luna sulle semine o sul taglio della legna.
Immaginiamoci che suo padre, che a sua volta ha saputo questo da suo padre, venga a parlare a Leonardo di un antica gente che abitava proprio lì, dove erano loro, e che aveva un modo di scrivere strano e misterioso, al contrario. Immaginiamo che gli dica che era un popolo di maghi, e che si narra che siano stati trovati degli oggetti, delle pietre, scritte al contrario. Ma di queste cose bisogna fare attenzione a parlare perchè ricordiamoci che siamo sul finire del medioevo ed è l'epoca dei roghi degli eretici.
Suo padre si sarà poi dilungato parlando delle grandi conoscenze di questo popolo di maghi. Di come riuscivano a prevedere il futuro, e di come sapevano deviare il corso dei fiumi. Di come erano abili con la medicina e come conoscessero le erbe, e di come sapevano costruire gli archi di volta, i ponti.
E' insomma possibile, che Leonardo si sia imbevuto di quelle stesse storie di cui ci siamo appassionati tutti noi dell'Etruria, quando i nostri nonni ci venivano a dire di questa gente misteriosa e potente, e io mi ricordo in particolare di una sera quando il padre di mio padre parlò di come una volta in un loro appezzamento di terra ritrovarono delle tombe, piene di iscrizioni incomprensibili e di come la portarono al parroco di Marta, che all'epoca costituiva l'esponente più colto della comunità, per cercare di capire cosa fosse. Oppure della leggenda che attraversa tutta l'Etruria da Firenze a Cerveteri, della chioccia e dei dodici pulcini d'oro massiccio.
In tutti i paesetti e città della Tuscia c'è sempre qualcuno che ha fatto fortuna di cui si dice che tale ricchezza partì dal prodigioso ritrovamento di un insieme di statuette tutte d'oro raffiguranti appunto chioccia e pulcini. Di solito la leggenda riporta del ritrovamento dentro una grotta, o scavando sotto qualche albero. Resta il fatto che 12 è il numero dei popoli d'Etruria e nulla ci vieta di pensare che queste leggende risalgano a quando presso il Fanum Voltumnae, la Mecca degli Etruschi, annualmente si compivano cerimonie e pellegrinaggi, ed è possibile che la chioccia coi pulcini facesse in qualche parte modo del rituale. Chissà forse era un ex voto, il devoto che aveva chiesto la grazia al dio Tinia, o a Uni, o a Menrva, o a Fufluns, offriva al dio le statuette.
Andando a scavare nei meandri della nostra storia, del nostro sapere popolare, ci ritroviamo a scoprire una realtà sorprendente. Un passato di tremila anni è ancora molto presente tra di noi.
Gli Etruschi, a detta di uno tra i tanti studiosi dell'argomento, Umberto Pannucci di Capodimonte, erudito maestro elementare, furono il popolo più religioso dell'antichità. Forse con un senso del divino addirittura superiore a quello degli Ebrei. Per loro la religione non era semplicemente un mezzo per ottenere la vita dopo la morte, per loro vita quotidiana e religione e scienza o conoscenza erano un tutt'uno. Ogni evento anche il più piccolo era legato a qualche altra cosa, passata o futura, e tutto questo era influenzato o conosciuto dai loro dei. Le divinità etrusche, più o meno confuse con altre divinità italiche o elleniche non erano quei coloriti e creativi personaggi di cui Omero o Esiodo ci narrano. Erano più che altro dei seri, scrupolosi e temibili esecutori di un fato inoppugnabile. Essi erano meritori di rispetto e totale devozione, e questa veniva ricambiata dalla TOTALE E COMPLETA CONOSCENZA DELLA NATURA, DEL PASSATO, DEL PRESENTE, E DEL FUTURO. Quindi il sacerdote etrusco non era un semplice intermediario, bensì era il custode di un sapere assoluto, perfetto, che gli proveniva direttamente dai consulti col dio attraverso l'oracolo che si poteva esprimere attraverso il NETSHVAKH ossia l'ARUSPICINA, l'ispezione dei visceri di una vittima appena sacrificata al dio, o attraverso il volo degli uccelli, o attraverso l'ispezione del cielo, in particolare della caduta dei fulmini.
Gli Etruschi ben presto in tutto il mondo conosciuto, ebbero fama di maghi, di indovini. Fatto sta che essi all'inizio della loro comparsa sulla scena della storia furono in grado di predire con una inquietante precisione la durata della loro civiltà, estintasi nell'epoca dell'imperatore Claudio, un illustre etruscofilo.
Quando Furio Camillo, verso il 350 a.c mosse guerra all'Etruria, trovò molta paura e ostilità presso i romani, che a ragione ritenevano quel popolo sacro e inviolabile. Essi ne avevano paura. Fatto sta che malgrado le sconfitte, il popolo degli Etruschi risulta quello maggiormente rispettato dai romani anche dopo il loro assoggettamento. E soprattutto grande rispetto i romani portarono alle divinità etrusche (non dimentichiamoci poi che i romani stessi erano per un terzo etruschi, poichè Roma nasce dalla fusione di tribù sabine, etrusche e latine). Inoltre i romani fecero tutto il possibile per utilizzare a loro pro le conoscenze degli etruschi, e tutti i giovani etruschi venivano incentivati da Roma ad intraprendere la carriera sacerdotale come aruspici o auguri, e ogni romano non muoveva un solo passo prima di aver avuto responso dal suo indovino etrusco di fiducia.
Ricordiamo tutti l'ammonimento che fu dato da Spurinna (membro della ricca famiglia etrusca di Velzna Spurienas) a Cesare, di fare attenzione alle idi di Marzo del 44 a.c.
Tutta la storia di Roma è piena zeppa di eventi puntalmente predetti dagli indovini etruschi.
Insomma la fortuna dell'Etruria sotto Roma mutò. Gli Etruschi avevano perso la loro indipendenza, ma in cambio godevano di un prestigio assoluto in virtù dei loro presunti poteri di rapportarsi al soprannaturale.
Così in pratica, nella Regione Etruria, sotto l'Impero si venne a costituire una classe sociale estesa a tutta la popolazione, che viveva agiatamente grazie ai proventi legati alle divinazioni.
Ancora oggi attorno al Lago di Bolsena, c'è la più alta densità di maghi e indovini per abitante di tutta Italia, addirittura superiore a quella notoria della zona di Napoli.
Le cose andarono bene in Etruria, e la popolazione godette di immensi privilegi e ricchezze, mai avuti prima d'ora, finchè sulla storia di Roma, non comparve un nemico mortale della Religione Etrusca, il Cristianesimo.
Quando Costantino nel 313 d.c. sul Ponte Milvio ebbe la presunta visione dello stendardo con su scritto "in hoc signo vinces" e sancì così il legame eterno del Papa con Roma, che dura da duemila anni e quindi sconfisse Massenzio, tutti sappiamo che decise di convertire l'Impero alla Religione di Cristo.
Quello che non ci viene detto dalla storia ufficiale ma che in Etruria si sa, è quel bagaglio culturale che si tramanda sotto forma di una avversione alla chiesa e che fa pullulare queste terre nel corso dei secoli di eretici di tutti i tipi come i Dolciniani della maremma, tra i più spietati nemici della gerarchia ecclesiastica cattolica. Oppure i Catari, quelli immortalati da Dan Brown come custodi del segreto a Montsegur, che ebbero nelle sponde del Lago di Bolsena la loro roccaforte in Italia per tutto il 1200. Oppure il movimento politico dei Ghibellini, che appoggiavano l'Imperatore contro il papa. Fino ad arrivare ad oggi, per cui la Toscana è definita come la regione dei mangiapreti per antonomasia, che al posto della fede cristiana ha più che altro abbracciato la fede anticristiana sotto forma di comunismo, ricordiamoci che il comunismo italiano nasce a Livorno, anche da quello che in origine fu anche il movimento degli anarchici di Massa e Carrara.
Infine parliamo di un illustre poeta toscano, Giosuè Carducci, che esternò il suo acerrimo anticristianesimo nella poesia Inno a Satana, composta sotto lo pseudonimo di Enotrio Romano.
Perchè tanto odio palpabile e conclamato in Toscana, e nell'Etruria in generale per la chiesa? Per il papa? Per il cristianesimo? Perchè in Toscana c'è il piu basso tasso d'Italia di devozione e di religiosità cattolica? Perchè i politici toscani fanno a gara a chi può fare lo sgarbo più grosso al Vaticano, come quello della realizzazione della mega moschea di Colle Val D'Elsa, la più grande d'Italia?
Forse c'è una risposta tanto semplice quanto lontanissima nel tempo. E la colpa è tutta dell'Imperatore Costantino, e di sua madre Elena.
Tempo fa ero un membro entusiasta del F.I.S.A, un newsgroup di buontemponi (free.it.scienza.archeologia) il cui motto era "W LA FISA CHE DIO LA BENEDISA". I frequentatori di questo NG erano ricercatori e esperti di archeologia (molti) e eruditi e amatori (pochi tra i quali il sottoscritto). Nella rete vi sarà ancora traccia di alcuni spunti da me lanciati in merito a quanto avevo già letto in alcuni libri divulgativi in merito alla questione dei legami tra antica religione degli Etruschi e storia successiva. Mi ricordo che un giorno tra le risposte che ottenni, un tale mi rispose "Se vai nelle stanze Vaticane, c'è un affresco che raffigura Elena la madre di Costantino e sotto la scritta ERADICAVIT ETRUSCA SUPERSTITIONE".
Pare che questa donna fece della persecuzione alla Religione Etrusca una ragione di vita. Quando appunto la religione cristiana divenne obbligatoria, automaticamente tutti gli altri culti divennero fuori legge. Tra le diecimila religioni dell'Impero, quella più importante, e soprattutto quella che più di ogni altra era oltre che un culto anche un serio e consolidato mezzo di sussistenza era quella degli Aruspici. La chiusura dei templi e delle sedi del culto e della divinazione associate a quelle stragi massacri e brutalità che ci immaginiamo possano averle seguite in tutta l'Etruria deve aver avuto un impatto talmente traumatico e doloroso sui nostri popoli che le loro eco sono arrivate fino ai giorni nostri.

Poesia: Ode Maligna (Composta nel 1988 e riveduta nel 1998)


Ode Maligna

(Nota: Questa poesia è stata scritta una prima volta nel 1988 ed è stata resa "più cattiva" e le è stato dato il titolo definitivo nel 1998, durante il servizio civile, esperienza da dimenticare, malgrado mi trovassi circondato da ragazze a fare il militare. Informiamo i lettori che il brano in alcuni passi è piuttosto crudo)

Ahi Volgo Capreste, giogo incòlto

vedi l'altrui pagliuzza e non il travo

che fece il tuo destin più volte volto

e del natìo pensar l'umore schiavo.

Che la Vicana Tròscia in te t'annieghi

l'inquisizion che fa qui sua dimora.

Che il Monte di Bassan se in se ripieghi

e faccia cancellar la tua malora.

Lo nero ‘mperador che ‘l sol rifugge

per mille fiate a voi venne ‘n soccorso,

questa maladizion entro voi rugge

al pari che dilania e isquatra l’orso.

Invidia vostra mater semper certa

non v’abbandona mai fino alla morte,

si ch’ogne progredir, nova scoperta

voi non capite e rinserrate porte

mentre l’omo d’ingegno la riceve

umile e ben intento a empir bigonso

poi ch’ei vedete ben crescere lieve,

mentre lo vostro vive’ scorre intonso

non pensate, (semmai foste capaci)

d’agganciar vostro culto a que’ novelle

ma sol di far di quello legna e braci

e di limar su lui vostre favelle.

Io ti rinnego, stirpe maladetta

e presta la tua fine orribil sia

che noi che l’cor di lucida vendetta

abbiam ricolmo, ti vogliam marcìa

Tu de’ delinquenti ampia spelonca

e de lo spacciator se’ tana e nido.

Tu del Male uman se’ l’Empia Conca,

nella Divin Giustizia orsù confido.

Che ‘l Superno Duce a voi v’accòri

con lamenti affini a quei del Vermo

che disperazion v’affanni i còri

e che ‘l più san tra voi sia storpio e ‘nfermo!

Mali mai visti et infezioni orrende

possan infestarvi in ogne loco

possa l’tumor in voi piazzar le tende

e lassarvi sol per dar ispazio al foco.

T’odio paesaccio e t’odio più che godo!

Odio li figli tuoi che son già morti

prìa d’aprir l’occhi fora da lo snòdo

Tra le triste, più triste de le sorti.

Muor mala gente! Crepa di dolore!

Ch’ogne vostro patir, è nostra gioia,

occhi vostri non vedar che terrore

sangue vi sgorghi, figli d’una troia.


Poesia: Aspettando (Scritta nel 2006)


Aspettando

Che i giorni ci piovano addosso senza bagnarci,
Che qualcuno ci dia la chiave per aprire la gabbia senza sbarre
Eppure non è così che deve andare
In quella mappa trovata sotto la pietra di confine,
Non c'era indicato questo sentiero immerso in grovigli di pensieri e di spine.
Strappare fogli dove hai scritto scarabocchi, e chi ne ha il coraggio?
E finalmente arriva un giorno in cui ti danno un buon digestivo
Per tutta la merda che hai inghiottito, e anche per quella che devi ancora inghiottire.
E scopri infine che diecimila anni fa il percorso dell'uomo ha preso una via sbagliata.
Eppure ogni volta ritorna a girare allo stesso modo,
Questa storta ed eccentrica ruota del Destino.
Dov'è l'errore?
Non può certo averlo fatto Dio.
Sfogliamo petali di carte inchiostrate di poesiette e logiche d'altri tempi
Per estorcere un frammento di coraggio da noi stessi.
Abun d'bashmaya, net qadash, shmakh

Poesia: Il Volo di una rondine

Il Volo della Rondine

Ti libri nell'aria allegra e giocosa.
Libera voli, al di sopra di tutte le cose.
Il tuo trillo risuona d'intorno.
Avverte del tuo fuggente passaggio.
E poco ti curi di colui che che resta
a cercare di seguire con gli occhi i
misteriosi disegni percorsi dalle tue acrobazie.
Egli vorrebbe che ti posassi sulle sue mani.
Egli vorrebbe che ti siedessi sulla sua spalla o ti fermassi di più con lui, magari solo per beccare qualche granello o semino dalle sue mani aperte.

Ma tu non puoi farlo, perchè il tuo nido è altrove, e il tuo posto è assieme ad altre rondini.
Ciò che puoi offire è il tuo delizioso trillare.
Lascia almeno che egli si illuda di potersi un giorno trasformare in una rondine...

_______________________________

Abbiamo provveduto a rimuovere un'immagine fuori luogo.

Saluti e Presentazione

Saluto i miei amici e tutti quelli che mi vogliono bene. Da oggi c'è un nuovo modo per raggiungermi. Questo Blog. Fatene l'uso che preferite. Per quanto mi riguarda, lo userò per promuovermi, e non per bocciarmi . Per far vedere quello che so fare (e anche quello che non so fare). Quali sono le mie virtù e i miei pregi (e quali sono i miei difetti, ammesso che ce ne sia qualcuno...). Sarà un diario aperto, nel quale riportare le mie esperienze quotidiane, dove scrivere tutto quello che mi passa per la mente (o quasi) e dove posso dare spazio a tutte le mie illusioni e ai miei sogni. Una volta quando si era adolescenti, e sta cosa la facevano più che altro le fanciulle, c'era il caro diario. Beh questo è qualcosa di maledettamente simile, forse, chissà. Ma è anche tanto altro ancora, è tutto quello che ancora non so e che non è stato ancora scritto da me e dal destino.
Buona permanenza.
___________________________________________________________
Addì 2 Giugno 2012. Sono passati quasi 5 anni da quando ho scritto quanto sopra. Sembrano passati due millenni, e sembra lo scritto non di un altro, ma persino di un'altra epoca. Ha proprio ragione Kurzweil. Le nostre cellule cerebrali cambiano completamente ogni settimana. Quel Fabrizio Baldi 2007 ha subito un upgrade. Vi rinnova il Ben Venuto, il Fabrizio Baldi 2012. Versione 5.0.