domenica 29 luglio 2007

Due parole (Si fa per dire...) sul Codice Da Vinci, sui misteri legati alle religioni, sugli etruschi e sulla politica.



Affresco raffigurante Innocenzo III presso il monastero di S.Benedetto (Subiaco - RM)

Da tempo sto pensando di scrivere un romanzo che parli degli etruschi. Anzi a dire il vero ho già alcune bozze di inizi di scrittura. Parlando qualche giorno fa con un amica ho pensato alla figura di Leonardo da Vinci come uno dei vari custodi del segreto del Graal che si sono succeduti nella storia e di come egli abbia voluto secondo l'autore dare un indizio del segreto di cui egli era portatore nel famosissimo cenacolo visibile nella chiesa di Milano.
Si può essere un estimatore di Dan Brown o un detrattore, e io personalmente sono tra questi ultimi, anche se non lo ritengo affatto un massone nemico della chiesa che attraverso questo libro ha interesse a promuovere un complotto internazionale anticattolico, resta il fatto che questo tizio ha capito perfettamente come toccare le corde della suggestione collettiva, alla ricerca del mistero, e dei collegamenti con il sacro.
Dan Brown nel suo piccolo ha svolto un operazione che è vagamente simile a quella dei buontemponi tedeschi del 1600 autori dei Manifesti sui Rosacroce. Anche se lui lo ha fatto per puro profitto.
E veniamo agli Etruschi. Ma che c'entrano?
Leonardo da Vinci nacque nella piccola cittadina nei pressi di Firenze. L'estate scorsa in uno dei miei numerosi viaggi intrapresi per l'Europa e l'Italia ebbi modo di recarmi alla sua casa natale.


Casa natale di Leonardo, nei pressi di Vinci

E secondo me, non si può comprendere fino in fondo la figura di questo ingegnere e artista, medico e architetto, se non si fa una visita a questo posto.
La casetta, poco più che un casaletto di campagna sorge assai piu in alto dell'abitato di Vinci, ed è un sito piuttosto isolato. E' uno delle migliaia di casali di cui nel corso della storia, la Toscana, e il centro italia, in special modo l'Etruria, man mano si è riempita.
Questi insediamenti costituiscono per un ampio arco di tempo, dalla caduta dell'Impero Romano fino praticamente al secondo dopoguerra del XX secolo, uno straordinario elemento di continuità. In queste cascine decine e decine di generazioni si sono susseguite nel corso dei secoli, in modo da essere piuttosto isolati da altre realtà culturali, e soprattutto tramandando oralmente e talvolta per iscritto, il sapere da una generazione all'altra.
La conoscenza veniva impartita ai membri giovani della famiglia o dei nuclei familiari imparentati tra di loro che abitavano le cascine dai membri anziani. Questo per molto tempo e per gran parte degli abitanti di questi insediamenti è stata l'unica fonte di cultura.
Tra le varie cose che i piccoli imparavano, vi erano cose che erano mirate da un lato a colpire la suggestione e l'immaginario e dall'altro a riportare anche se spesso in modo fantasioso e distorto, avvenimenti molto lontani nel tempo.
Immaginiamoci allora il piccolo Leonardo davanti al fuoco che si spegne dopo cena, dopo una giornata tra i campi e tra gli ulivi, alla sera, dopo che suo padre, contadino, gli ha insegnato qualcosa sulla potatura, o sugli influssi della luna sulle semine o sul taglio della legna.
Immaginiamoci che suo padre, che a sua volta ha saputo questo da suo padre, venga a parlare a Leonardo di un antica gente che abitava proprio lì, dove erano loro, e che aveva un modo di scrivere strano e misterioso, al contrario. Immaginiamo che gli dica che era un popolo di maghi, e che si narra che siano stati trovati degli oggetti, delle pietre, scritte al contrario. Ma di queste cose bisogna fare attenzione a parlare perchè ricordiamoci che siamo sul finire del medioevo ed è l'epoca dei roghi degli eretici.
Suo padre si sarà poi dilungato parlando delle grandi conoscenze di questo popolo di maghi. Di come riuscivano a prevedere il futuro, e di come sapevano deviare il corso dei fiumi. Di come erano abili con la medicina e come conoscessero le erbe, e di come sapevano costruire gli archi di volta, i ponti.
E' insomma possibile, che Leonardo si sia imbevuto di quelle stesse storie di cui ci siamo appassionati tutti noi dell'Etruria, quando i nostri nonni ci venivano a dire di questa gente misteriosa e potente, e io mi ricordo in particolare di una sera quando il padre di mio padre parlò di come una volta in un loro appezzamento di terra ritrovarono delle tombe, piene di iscrizioni incomprensibili e di come la portarono al parroco di Marta, che all'epoca costituiva l'esponente più colto della comunità, per cercare di capire cosa fosse. Oppure della leggenda che attraversa tutta l'Etruria da Firenze a Cerveteri, della chioccia e dei dodici pulcini d'oro massiccio.
In tutti i paesetti e città della Tuscia c'è sempre qualcuno che ha fatto fortuna di cui si dice che tale ricchezza partì dal prodigioso ritrovamento di un insieme di statuette tutte d'oro raffiguranti appunto chioccia e pulcini. Di solito la leggenda riporta del ritrovamento dentro una grotta, o scavando sotto qualche albero. Resta il fatto che 12 è il numero dei popoli d'Etruria e nulla ci vieta di pensare che queste leggende risalgano a quando presso il Fanum Voltumnae, la Mecca degli Etruschi, annualmente si compivano cerimonie e pellegrinaggi, ed è possibile che la chioccia coi pulcini facesse in qualche parte modo del rituale. Chissà forse era un ex voto, il devoto che aveva chiesto la grazia al dio Tinia, o a Uni, o a Menrva, o a Fufluns, offriva al dio le statuette.
Andando a scavare nei meandri della nostra storia, del nostro sapere popolare, ci ritroviamo a scoprire una realtà sorprendente. Un passato di tremila anni è ancora molto presente tra di noi.
Gli Etruschi, a detta di uno tra i tanti studiosi dell'argomento, Umberto Pannucci di Capodimonte, erudito maestro elementare, furono il popolo più religioso dell'antichità. Forse con un senso del divino addirittura superiore a quello degli Ebrei. Per loro la religione non era semplicemente un mezzo per ottenere la vita dopo la morte, per loro vita quotidiana e religione e scienza o conoscenza erano un tutt'uno. Ogni evento anche il più piccolo era legato a qualche altra cosa, passata o futura, e tutto questo era influenzato o conosciuto dai loro dei. Le divinità etrusche, più o meno confuse con altre divinità italiche o elleniche non erano quei coloriti e creativi personaggi di cui Omero o Esiodo ci narrano. Erano più che altro dei seri, scrupolosi e temibili esecutori di un fato inoppugnabile. Essi erano meritori di rispetto e totale devozione, e questa veniva ricambiata dalla TOTALE E COMPLETA CONOSCENZA DELLA NATURA, DEL PASSATO, DEL PRESENTE, E DEL FUTURO. Quindi il sacerdote etrusco non era un semplice intermediario, bensì era il custode di un sapere assoluto, perfetto, che gli proveniva direttamente dai consulti col dio attraverso l'oracolo che si poteva esprimere attraverso il NETSHVAKH ossia l'ARUSPICINA, l'ispezione dei visceri di una vittima appena sacrificata al dio, o attraverso il volo degli uccelli, o attraverso l'ispezione del cielo, in particolare della caduta dei fulmini.
Gli Etruschi ben presto in tutto il mondo conosciuto, ebbero fama di maghi, di indovini. Fatto sta che essi all'inizio della loro comparsa sulla scena della storia furono in grado di predire con una inquietante precisione la durata della loro civiltà, estintasi nell'epoca dell'imperatore Claudio, un illustre etruscofilo.
Quando Furio Camillo, verso il 350 a.c mosse guerra all'Etruria, trovò molta paura e ostilità presso i romani, che a ragione ritenevano quel popolo sacro e inviolabile. Essi ne avevano paura. Fatto sta che malgrado le sconfitte, il popolo degli Etruschi risulta quello maggiormente rispettato dai romani anche dopo il loro assoggettamento. E soprattutto grande rispetto i romani portarono alle divinità etrusche (non dimentichiamoci poi che i romani stessi erano per un terzo etruschi, poichè Roma nasce dalla fusione di tribù sabine, etrusche e latine). Inoltre i romani fecero tutto il possibile per utilizzare a loro pro le conoscenze degli etruschi, e tutti i giovani etruschi venivano incentivati da Roma ad intraprendere la carriera sacerdotale come aruspici o auguri, e ogni romano non muoveva un solo passo prima di aver avuto responso dal suo indovino etrusco di fiducia.
Ricordiamo tutti l'ammonimento che fu dato da Spurinna (membro della ricca famiglia etrusca di Velzna Spurienas) a Cesare, di fare attenzione alle idi di Marzo del 44 a.c.
Tutta la storia di Roma è piena zeppa di eventi puntalmente predetti dagli indovini etruschi.
Insomma la fortuna dell'Etruria sotto Roma mutò. Gli Etruschi avevano perso la loro indipendenza, ma in cambio godevano di un prestigio assoluto in virtù dei loro presunti poteri di rapportarsi al soprannaturale.
Così in pratica, nella Regione Etruria, sotto l'Impero si venne a costituire una classe sociale estesa a tutta la popolazione, che viveva agiatamente grazie ai proventi legati alle divinazioni.
Ancora oggi attorno al Lago di Bolsena, c'è la più alta densità di maghi e indovini per abitante di tutta Italia, addirittura superiore a quella notoria della zona di Napoli.
Le cose andarono bene in Etruria, e la popolazione godette di immensi privilegi e ricchezze, mai avuti prima d'ora, finchè sulla storia di Roma, non comparve un nemico mortale della Religione Etrusca, il Cristianesimo.
Quando Costantino nel 313 d.c. sul Ponte Milvio ebbe la presunta visione dello stendardo con su scritto "in hoc signo vinces" e sancì così il legame eterno del Papa con Roma, che dura da duemila anni e quindi sconfisse Massenzio, tutti sappiamo che decise di convertire l'Impero alla Religione di Cristo.
Quello che non ci viene detto dalla storia ufficiale ma che in Etruria si sa, è quel bagaglio culturale che si tramanda sotto forma di una avversione alla chiesa e che fa pullulare queste terre nel corso dei secoli di eretici di tutti i tipi come i Dolciniani della maremma, tra i più spietati nemici della gerarchia ecclesiastica cattolica. Oppure i Catari, quelli immortalati da Dan Brown come custodi del segreto a Montsegur, che ebbero nelle sponde del Lago di Bolsena la loro roccaforte in Italia per tutto il 1200. Oppure il movimento politico dei Ghibellini, che appoggiavano l'Imperatore contro il papa. Fino ad arrivare ad oggi, per cui la Toscana è definita come la regione dei mangiapreti per antonomasia, che al posto della fede cristiana ha più che altro abbracciato la fede anticristiana sotto forma di comunismo, ricordiamoci che il comunismo italiano nasce a Livorno, anche da quello che in origine fu anche il movimento degli anarchici di Massa e Carrara.
Infine parliamo di un illustre poeta toscano, Giosuè Carducci, che esternò il suo acerrimo anticristianesimo nella poesia Inno a Satana, composta sotto lo pseudonimo di Enotrio Romano.
Perchè tanto odio palpabile e conclamato in Toscana, e nell'Etruria in generale per la chiesa? Per il papa? Per il cristianesimo? Perchè in Toscana c'è il piu basso tasso d'Italia di devozione e di religiosità cattolica? Perchè i politici toscani fanno a gara a chi può fare lo sgarbo più grosso al Vaticano, come quello della realizzazione della mega moschea di Colle Val D'Elsa, la più grande d'Italia?
Forse c'è una risposta tanto semplice quanto lontanissima nel tempo. E la colpa è tutta dell'Imperatore Costantino, e di sua madre Elena.
Tempo fa ero un membro entusiasta del F.I.S.A, un newsgroup di buontemponi (free.it.scienza.archeologia) il cui motto era "W LA FISA CHE DIO LA BENEDISA". I frequentatori di questo NG erano ricercatori e esperti di archeologia (molti) e eruditi e amatori (pochi tra i quali il sottoscritto). Nella rete vi sarà ancora traccia di alcuni spunti da me lanciati in merito a quanto avevo già letto in alcuni libri divulgativi in merito alla questione dei legami tra antica religione degli Etruschi e storia successiva. Mi ricordo che un giorno tra le risposte che ottenni, un tale mi rispose "Se vai nelle stanze Vaticane, c'è un affresco che raffigura Elena la madre di Costantino e sotto la scritta ERADICAVIT ETRUSCA SUPERSTITIONE".
Pare che questa donna fece della persecuzione alla Religione Etrusca una ragione di vita. Quando appunto la religione cristiana divenne obbligatoria, automaticamente tutti gli altri culti divennero fuori legge. Tra le diecimila religioni dell'Impero, quella più importante, e soprattutto quella che più di ogni altra era oltre che un culto anche un serio e consolidato mezzo di sussistenza era quella degli Aruspici. La chiusura dei templi e delle sedi del culto e della divinazione associate a quelle stragi massacri e brutalità che ci immaginiamo possano averle seguite in tutta l'Etruria deve aver avuto un impatto talmente traumatico e doloroso sui nostri popoli che le loro eco sono arrivate fino ai giorni nostri.

Poesia: Ode Maligna (Composta nel 1988 e riveduta nel 1998)


Ode Maligna

(Nota: Questa poesia è stata scritta una prima volta nel 1988 ed è stata resa "più cattiva" e le è stato dato il titolo definitivo nel 1998, durante il servizio civile, esperienza da dimenticare, malgrado mi trovassi circondato da ragazze a fare il militare. Informiamo i lettori che il brano in alcuni passi è piuttosto crudo)

Ahi Volgo Capreste, giogo incòlto

vedi l'altrui pagliuzza e non il travo

che fece il tuo destin più volte volto

e del natìo pensar l'umore schiavo.

Che la Vicana Tròscia in te t'annieghi

l'inquisizion che fa qui sua dimora.

Che il Monte di Bassan se in se ripieghi

e faccia cancellar la tua malora.

Lo nero ‘mperador che ‘l sol rifugge

per mille fiate a voi venne ‘n soccorso,

questa maladizion entro voi rugge

al pari che dilania e isquatra l’orso.

Invidia vostra mater semper certa

non v’abbandona mai fino alla morte,

si ch’ogne progredir, nova scoperta

voi non capite e rinserrate porte

mentre l’omo d’ingegno la riceve

umile e ben intento a empir bigonso

poi ch’ei vedete ben crescere lieve,

mentre lo vostro vive’ scorre intonso

non pensate, (semmai foste capaci)

d’agganciar vostro culto a que’ novelle

ma sol di far di quello legna e braci

e di limar su lui vostre favelle.

Io ti rinnego, stirpe maladetta

e presta la tua fine orribil sia

che noi che l’cor di lucida vendetta

abbiam ricolmo, ti vogliam marcìa

Tu de’ delinquenti ampia spelonca

e de lo spacciator se’ tana e nido.

Tu del Male uman se’ l’Empia Conca,

nella Divin Giustizia orsù confido.

Che ‘l Superno Duce a voi v’accòri

con lamenti affini a quei del Vermo

che disperazion v’affanni i còri

e che ‘l più san tra voi sia storpio e ‘nfermo!

Mali mai visti et infezioni orrende

possan infestarvi in ogne loco

possa l’tumor in voi piazzar le tende

e lassarvi sol per dar ispazio al foco.

T’odio paesaccio e t’odio più che godo!

Odio li figli tuoi che son già morti

prìa d’aprir l’occhi fora da lo snòdo

Tra le triste, più triste de le sorti.

Muor mala gente! Crepa di dolore!

Ch’ogne vostro patir, è nostra gioia,

occhi vostri non vedar che terrore

sangue vi sgorghi, figli d’una troia.


Poesia: Aspettando (Scritta nel 2006)


Aspettando

Che i giorni ci piovano addosso senza bagnarci,
Che qualcuno ci dia la chiave per aprire la gabbia senza sbarre
Eppure non è così che deve andare
In quella mappa trovata sotto la pietra di confine,
Non c'era indicato questo sentiero immerso in grovigli di pensieri e di spine.
Strappare fogli dove hai scritto scarabocchi, e chi ne ha il coraggio?
E finalmente arriva un giorno in cui ti danno un buon digestivo
Per tutta la merda che hai inghiottito, e anche per quella che devi ancora inghiottire.
E scopri infine che diecimila anni fa il percorso dell'uomo ha preso una via sbagliata.
Eppure ogni volta ritorna a girare allo stesso modo,
Questa storta ed eccentrica ruota del Destino.
Dov'è l'errore?
Non può certo averlo fatto Dio.
Sfogliamo petali di carte inchiostrate di poesiette e logiche d'altri tempi
Per estorcere un frammento di coraggio da noi stessi.
Abun d'bashmaya, net qadash, shmakh

Poesia: Il Volo di una rondine

Il Volo della Rondine

Ti libri nell'aria allegra e giocosa.
Libera voli, al di sopra di tutte le cose.
Il tuo trillo risuona d'intorno.
Avverte del tuo fuggente passaggio.
E poco ti curi di colui che che resta
a cercare di seguire con gli occhi i
misteriosi disegni percorsi dalle tue acrobazie.
Egli vorrebbe che ti posassi sulle sue mani.
Egli vorrebbe che ti siedessi sulla sua spalla o ti fermassi di più con lui, magari solo per beccare qualche granello o semino dalle sue mani aperte.

Ma tu non puoi farlo, perchè il tuo nido è altrove, e il tuo posto è assieme ad altre rondini.
Ciò che puoi offire è il tuo delizioso trillare.
Lascia almeno che egli si illuda di potersi un giorno trasformare in una rondine...

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Abbiamo provveduto a rimuovere un'immagine fuori luogo.

Saluti e Presentazione

Saluto i miei amici e tutti quelli che mi vogliono bene. Da oggi c'è un nuovo modo per raggiungermi. Questo Blog. Fatene l'uso che preferite. Per quanto mi riguarda, lo userò per promuovermi, e non per bocciarmi . Per far vedere quello che so fare (e anche quello che non so fare). Quali sono le mie virtù e i miei pregi (e quali sono i miei difetti, ammesso che ce ne sia qualcuno...). Sarà un diario aperto, nel quale riportare le mie esperienze quotidiane, dove scrivere tutto quello che mi passa per la mente (o quasi) e dove posso dare spazio a tutte le mie illusioni e ai miei sogni. Una volta quando si era adolescenti, e sta cosa la facevano più che altro le fanciulle, c'era il caro diario. Beh questo è qualcosa di maledettamente simile, forse, chissà. Ma è anche tanto altro ancora, è tutto quello che ancora non so e che non è stato ancora scritto da me e dal destino.
Buona permanenza.
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Addì 2 Giugno 2012. Sono passati quasi 5 anni da quando ho scritto quanto sopra. Sembrano passati due millenni, e sembra lo scritto non di un altro, ma persino di un'altra epoca. Ha proprio ragione Kurzweil. Le nostre cellule cerebrali cambiano completamente ogni settimana. Quel Fabrizio Baldi 2007 ha subito un upgrade. Vi rinnova il Ben Venuto, il Fabrizio Baldi 2012. Versione 5.0.