lunedì 20 agosto 2007

IL COMITATO DEGLI ILLUSI E DELUSI

Io nella vita ho sempre combattuto le ingiustizie.
E quando sono io ad esserne vittima, beh naturalmente sono doppiamente infuriato.
Ho appena finito di scrivere due poesie.
Vorrei scriverle in cielo affinchè tutti vedessero.
Tutti mi danno ragione, sono stato vittima di un imbroglio vero e proprio.
Addirittura un mio amico avvocato mi ha suggerito di denunciare la persona per adescamento.
Altro che "io ho le prove".
Il solo motivo che mi trattiene è l'umana pietà nei confronti della situazione in cui versa, anche se in cuor mio spero che anche quella non sia vera. Me lo auguro per quella persona che è stata spesso presentata come motivo di grande e seria preoccupazione.
Come posso non capire la sofferenza se io per pochi mesi di frequentazione blandissima mi sento la nausea e il vomito?
Ora ne sono sicuro, è una persona negativa, e sicuramente è alla base di disagi nella sua famiglia, anche grossi.
Come infierire in un simile contesto?
Vuoi ferirmi con nuove foto? Fai pure.
Tutto passerà, ed anche questa notte in cui mi hai fatto sprofondare passerà, la faremo passare.
Nella vita, quando sembra che tutto è perduto, proprio quando ti senti attaccato da forze possenti, insormontabili, quando il demonio sembra aver finalmente trovato la strada vincente, è il momento che il Bene trionfa.
Io mi raccomando l'anima a Dio, e chiedo perdono dei miei peccati, lo faccio pubblicamente, senza vergognarmi più della mia fede, la sola cosa vera che ci fa vivere bene, in pace con il mondo.
So che ho commesso molti sbagli, ma come sanno tutti i filosofi e i teologi, più gli esseri sono grandi, più grande è la loro capacità di sopportare e di perdonare.
Io sono diventato un omuncolo, un ometto, sono sceso a livelli infantili.
Era forse necessaria questa mia umiliazione per poi rivelare l'uomo nuovo che se Dio vuole, verrà.
Amen.....

domenica 19 agosto 2007

La scelta fortunata

Certo che se non avessi avuto il serio problema di mia madre non avrei mai e poi mai e poi mai ceduto alle lusinghe degli incontri in chat.
Un pestaggio, un pugno nello stomaco, e per giunta con il serio rischio di passare per chi ha torto. Eh si "chi ti ha chiesto nulla"? Formalmente ineccepibile, caduto nella trappola con tutte le scarpe. Usato e gettato come un fazzolettino di carta e per giunta chi ti ha usato borbotta pure perchè il fazzolettino non è morbido come si vorrebbe.
Tutto questo mi porta a rivalutare in modo grandioso quanto fosse importante la mia storia precedente e quanto schifo ci sia in giro. Chi si illude che tra "le nuove generazioni" ci sia qualcosa di bello e di pulito, temo che avrà nei prossimi anni almeno in certe, speriamo limitate, zone di italia (italia... oddio...) delle orribili sorprese.
Esistono delle persone che hanno dei problemi, grossi, seri, veri concreti problemi, e per forza chi sta intorno a loro è strano, ma c'è stranezza e stranezza. E' pazzesco, dopo sapere di aver provato sentimenti genuini, di sentirti anche in colpa! Ebbene è assurdo ma ho incontrato una persona che ora ritengo faccia davvero paura.
Non se ne rende ancora conto ma sta diventando un mostro, nel vero senso della parola. Ogni giorno che passa si rafforza quel suo bisogno ossessivo di apparire al di sopra di tutto e di tutti. Questo genere di persone nel 99.9% dei casi finiscono prima o poi in cura dallo psichiatra.
Alt, ho visto una foto che mi ha finalmente fatto capire tutto.
Stop. Chiudi la pratica fratello.

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Questa pagina la lasciamo, come "prova di tirocinio".

lunedì 13 agosto 2007

Gli illusi e le illusioniste, primo abbozzo i personaggi

Carlotta, abita in una città del sud. Carlotta è una ragazza annoiata, o come direbbe lei "scocciata". Non c'è molto da fare, la città è grande ma è molto, troppo provinciale. Lei non se ne rende conto. E lotta per volersi affermare nel branco, in quel branco con le sue regole ferree. I simboli di appartenenza, uno psicologo alle prime armi sa che coloro che si considerano per qualche ragione gerarchicamente inferiori o subordinati e che desiderano essere accettati dagli altri devono esibire dei simboli, e tanto più soffrono il complesso di inferiorità e si sentono esclusi, emarginati, discriminati, tanto più devono esibire, apparire, mostrare. E Carlotta dell'apparire aveva fatto una ragione di vita. Avrebbe dato un rene per una borsa alla moda, ma non una alla moda e basta, esattamente quella che ad esclusione non aveva nessuna. Carlotta aveva un riferimento nel suo gruppo di ragazzette apparentemente allegre e spensierate, ma bruciate da una reciproca invidia che uccide. La sua nemesi era Stefania. Stefania forse non avrà avuto i suoi occhi o le sue forme, ma a Carlotta del suo aspetto fisico non si curava troppo, e stava lasciando che l'adipe rischiasse di esagerare quelle forme che avrebbero fatto impazzire qualsiasi maschio. Ma Carlotta non aveva tempo per i maschi, era troppo presa da questa paranoica bramosia di simboli. Scarpe, cinture, borse, anelli, orecchini, e poi vestiti, smalto per le unghie. Financo l'intimo e gli asciugamani, doveva rispettare regole ben precise, regole imposte dal branco. Ma forse questo non sarebbe bastato. Si perchè la prima donna era Stefania! Maledetta puttana, aveva tutto quella la, beata lei, che invidia, senza sforzo.
In realtà Stefania di essere "così fortunata" nemmeno lo sapeva. Poteva spendere, se lo poteva permettere, ma distrattamente, e quando posava gli occhi su qualcosa indossato dalla povera Carlotta che invece sottoponeva la famiglia costretta per drammatiche vicissitudini a ristrettezze economiche ad un salasso diabolico per avere esattamente quel preciso articolo, a costo di doverlo andare a prendere a piedi a Parigi, Stefania non si rendeva conto, lo faceva senza capire il dramma che innescava.
Mettiamo che la povera Carlotta rinunciando o vendendo la collana regalo della nonna al compleanno, era riuscita a comprarsi quelle scarpette modello ballerina che le piacevano tanto, anche e soprattutto perchè nessun altra le aveva. Arrivava questa maledetta stronza "Ohi Carlotta! Ma che belle che sono dove le hai prese?". Carlotta avvertiva una stretta alle coronarie, e sentiva ribollire dentro lo stomaco i rigurgiti dell'odio. Si leggeva la sua stizza, e i primi tempi Stefania veramente non ci faceva caso, poi qualcuna delle "amiche" aveva fatto notare questa particolarità e alla fine Stefania che non si sottraeva a quel sano sadismo tipico delle ventenni, aveva accettato la sfida e glielo faceva apposta.
Ogni volta Carlotta era percorsa da brividi e fitte. E quando vedeva quella grandissima stronza con le scarpe sue, era la fine. Da quel momento iniziava una nuova ricerca di qualcosa d'altro, più bello, più particolare, e soprattutto più costoso.
Questo sport aveva cominciato a preoccupare suo padre. Quella volta poi che la fanciulla disperata per non avere il budget per acquistare quei feticci iscritti nella lista per continuare a mantenere il suo status nella tribù, era arrivata a dire in faccia a suo padre che pur di trovare quegli stramaledetti soldi si sarebbe addirittura prostituita, beh. Il pover'uomo aveva perso la pazienza e le aveva mollato un ceffone storico.
Eh ma ci voleva ben altro per distogliere Carlotta Rannisi dal suo fermo proposito. Non guardava in faccia a nessuno. E quando chattando chattando si era imbattuta in quel tizio maturo, così impulsivo ed esageratamente passionale, aveva intuito una possibilità, ed era disposta a giocarsi quella carta, dopo tutto pensò, il fine giustifica i mezzi.

Scriviamoci sopra!!!!!

Una volta un regista disse "L'artista è un folle che traspone nella sua arte le sue debolezze, le sue manie. Un uomo o diventa un artista o un criminale". Una cosa è certa, una delle virtù dell'Arte consiste nel trasformare o nell'elaborare il dolore e la sofferenza. Ho deciso, da oggi di scrivere un libro in futuro. Un possibile titolo sarà "GLI ILLUSI E LE ILLUSIONISTE". Abbiamo un ampio campionario dell'universo femminile al negativo. Dalla ninfomane repressa, alla donna al crepuscolo, alla giovanissima depressa e frustrata che affoga la pena del suo vivere quotidianamente delle situazioni al limite della norma nella mania di dover prosciugare capitali, i propri ma soprattutto quelli degli altri. Al lavoro.
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Oggi XXX GIVGNO  A.D. MMXII ancora non ho scritto sto libro, e credo che mai lo scriverò, son troppo preso dalle Neuroscienze. Sicuramente è tempo speso molto meglio.

domenica 12 agosto 2007

Ore 21.50 del 12 Agosto 2007. Voltiamo pagina

In più di un film degli anni '70 si sentiva, specie da attori che recitavano la parte di romanacci, la frase "famo finta che avemo scherzato".
Si è stato no scherzetto che mi è costato circa 1500 euro, con tutto che non sono nemmeno tutto sto miliardario. Ma sti cazzi. Sicuramente la vita mi metterà davanti chissà quante altre inculate peggiori di questa, diciamo che ho fatto esperienza.
Va be, amici miei, avevate ragione voi. Siete contenti!! Tacci vostri. Poi adesso chiudiamo veramente, perchè di questa storia ne ho veramente le tasche piene, ne ho parlato anche troppo.
Sayonara.

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Oggi nel 2012 rileggo queste parole e dico, 1500? Credevo peggio....

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FINALMENTE ECCO UNA LINEA DEDICATA ALL''UOMO CHE AMA ESSERE PRESO PER I FONDELLI!!!!

JO KONDO


Una linea sportiva ma di classe! Lei ti rigira come un calzino? Vesti JO KONDO. Ti tiene sulla graticola? Indossa JO KONDO!
Mentre lei se ne va a zonzo con i suoi amichetti tu ti rodi il fegato? BRAVO PIRLOTTO! Consolati mettendoti davanti allo specchio e ammirando come su di te dappertutto spicca una firma!!!!! JO KONDO!!!!



(...)

venerdì 10 agosto 2007

Diario di un aspirapolvere

Cari amici, meno male che ho fatto la tesi sul Caos. Per gestire una certa cosuccia mi trovo molto ma molto avvantaggiato. Come forse già dissi altrove, Esiodo, grandissimo ed illustre poeta del VII a.c. già sulle donne aveva capito tutto. Forse perchè la sua civiltà, quella Dorica, aveva assunto un impronta fortemente maschilista, a seguito delle lotte combattute contro i Pelasgi, i popoli pre-indoeuropei che erano da tempo immemore stabiliti presso la penisola greca. I Pelasgi erano un popolo matriarcale e ad impronta femminista per una ragione tanto semplice quanto assurda se pensiamo ai giorni nostri. Infatti ai Pelasgi mancava una piccola ma cruciale informazione.
Quando una donna rimaneva incinta infatti, gli ingenui Pelasgi credevano fosse dovuto a un vento che soffiasse in una certa direzione, oppure a certi cibi, o a punture di insetti. E in un simile contesto, a che serviva l'uomo? La domanda presso i Pelasgi era sempre presente. E in primis la risposta era stata "a una benemerita ceppa", con comprensibile mortificazione dei maschietti, i quali erano a questo punto considerati "oggetto di piacere". Insomma, le donne dei Pelasgi, detentrici assolute e spietate del potere in quanto custodi del sacro mistero della riproduzione, si spupazzavano i maschietti-oggetto sempre più mortificati e frustrati, e poi se ne andavano sopra qualche colle a prendersi il freschetto e così restavano incinte...
Ma il peggio doveva ancora venire, infatti qualche tempo dopo qualche sacerdotessa particolarmente perversa o qualche maschietto particolarmente coglione, ipotizzarono un nuovo e più utile scopo per cui questi esseri umani proboscidati esistevano nel cosmo. Ovvio, erano li per essere sacrificati agli Dei. E questa cruenta, orribile fase della storia per il maschio durò diversi secoli, fino a quando gli Indoeuropei, le tribù Doriche, Eoliche, Ioniche, e non senza fatica, riuscirono ad imporsi e soprattutto a far capire a questi babbei che come direbbe Pieraccioni, "se 'un si tromba 'un si resta incinte".
Oh beninteso, di quell'epoca oscura restò in epoca classica ben più di un impronta, come i misteri delle Tesmoforie, le sibille come la Pizia che in epoca arcaica praticavano lo smembramento dei maschi dopo essersi congiunte carnalmente a loro, a mo di mantide religiosa, dopo essersi drogate con estratti di piante la cui conoscenza protrassero fin nei secoli successivi e di madre in figlia poi consentirono di far fiorire il mito della strega medievale.
Però anche oggidì, nelle "sorority" una qualche propensione ad attitudini di dominio vengono fuori. Spesso favorite da taluni seguaci della "romantica cavalleria" subito pronti a zerbinarsi per la donna che li manda fuori di testa. Mah io dico come si fa amici maschietti a comportarsi così! E qui mi fermo che devo mandare un sms...

martedì 7 agosto 2007

Diario di Viaggio.


Lago Maggiore al tramonto all'altezza di Luino sul versante Lombardo

Un saluto ai miei pochi affezionati lettori. In particolare ad una persona speciale che spero venga spesso a trovarmi, oltre che nei miei sogni almeno su questo modestissimo assaggio dei miei pensieri....
Bene, eccomi di ritorno da una visitina al mio grande amico Luca. E' uno dei pochi sopravvissuti alle vicissitudini che attraverso gli anni hanno ridotto spaventosamente il numero delle mie amicizie. Tutto ciò per via del mio pessimo carattere, o meglio, il mio sarebbe un carattere perfetto, meraviglioso, il migliore di tutti, beh avrete capito che sono leggermente presuntuoso e orgoglioso. Ebbene si, prima di assurgere al ruolo di mio amico, ce ne vuole, e parecchio, e siccome buona parte dell'umanità a torno o a ragione (secondo me a torto....) ritiene di non dover dedicare troppo tempo a conquistarsi la mia amicizia o non la considera così importante, ecco che spesso accade che qualcosa va storto. Ebbene, io di solito do tre possibilità di redenzione, ma alla terza sei irrimediabilmente e definitivamente cancellato dal Libro degli Amici. Anzi finisci con il divenire un "morto logico", un termine che gli addetti ai lavori e in primis l'amico Luca sa ben interpretare.
Definire Luca come una persona buona e paziente è molto riduttivo. Si narra che da qualche parte esistano foto o statuette di Luca che lacrimano e compiono miracoli. Gli è stata dedicata una cattedrale e ha le stimmate. Grazie al dono dell'ubiquità può trovarsi in più posti contemporaneamente come S.Antonio e inoltre e soprattutto è un serio professionista, una di quelle persone che ha dignità e moralità da vendere. Merce rara, direi unica.
E' chiaro che solo una persona con una simile potenza e pazienza può sopportarmi ancora. Inoltre il buon Luca è un grandioso COMPAGNO DI MERENDINE, beh nel senso che alle 5 del pomeriggio un buondì motta lo si trova sempre, "Ovvia noi si scherza, un penserà miha he i'ggli diho su i'sserio noi s'è jente di molto bona, ella pòle hapire, maremmina buhaiola".
Concludo questa doverosa e ahimè riduttiva filippica al buon Luca con un messaggio "MIKIKO CHAN KONICHI WA".
Bene ed ora rientriamo nei panni, speriamo se la dieta va bene sempre più larghi, del viaggiatore.
Invito coloro che amano i luoghi ameni e i cultori del bel vivere e del buon mangiare, a percorrere senza tema un itinerario in senso orario non nel Lario o insieme a Mario, ed in modo perentorio, lungo il Verbano, volgarizzato nella denominazione di Lago Maggiore.
Molti cinefili ricorderanno un cameo di un film degli anni '50 dove due mostri sacri Totò nei panni di un maturo esaminando di licenza elementare e Alberto Sordi nel riuscitissimo spocchiosetto alla "Mario Pio" nei panni dell'esaminatore, si trovano l'uno di fronte all'altro, e Sordi, bramoso di vendetta verso il Totò suo superiore nel posto di lavoro, dopo che la commissione aveva già praticamente dato la licenza honoris causa al comico napoletano, lo bersaglia con domande cattivelle e a trabocchetto, una delle quali è "Ci dica ci dica Vice Sopra Intendente Capo, qual'è il Lago più grande d'Italia?" e Totò prontamente "Lago Maggiore".
Eh si, spesso la toponomastica è beffarda. Pensiamo anche al Pont Neuf sulla Senna a Parigi che è il ponte più antico.
Il Lago Maggiore, per noi gente della Tuscia, abituati ai laghi vulcanici di forma circolare si presenta quasi come un fiordo norvegese. Il noto illustre autore parlava del ramo del Lago di Como, ebbene parafrasandolo potremmo dire che "quel ramo del lago Maggiore che volge a mezzogiorno, tra due catene ininterrotte di monti, tutto seni e golfi (...tutto seni e golfini di cashmere ^__^ ...mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm.. Eh? Dicevamo? Mi sono distratto :( )", ad opera di una qualche divinità celtica da cui deriva il nome Verbano, dopo aver aperto le sue braccia d'acqua si ritrasforma nel placido Ticino, nobile affluente di sinistra del Po.
Il fiume Ticino, la cui sponda sinistra era anticamente dominio dei Celti Leponzi, nasce in territorio elvetico, e si apre a lago Maggiore poco a est di Locarno, per poi richiudersi molto più a sud di nuovo nello stesso fiume nella località piemontese, ma prossima alla Lombardia, di Castelletto Sopra Ticino. Per gli estimatori folli della toponomastica (tipo il sottoscritto) facciamo notare che nella Gallia Cisalpina (ribattezzata dai nostri eroi della Lega Nord Padania) analogamente a quanto accade nella Gallia Transalpina (ribattezzata ai tempi della prima crociata col termine di Francia) si è usi indicare i luoghi prossimi ai fiumi col termine "Sopra". E naturalmente l'analogia tra le due Gallie non si ferma qui anzi! Ma questo sarà necessariamente oggetto di un altro articolo.
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Scrivo questa postilla il 04/07/2012. Dal momento che vedo dalle statistiche del Blog che questo articolo in particolare attrae un visitatore dagli USA. Non so se sia sempre lo stesso, ma chiunque esso sia, o essi siano, volevo salutarli, e augurargli o augurar loro di fare di questa lettura il miglior uso possibile.

giovedì 2 agosto 2007

Diario di Bordo del Capitano, data astrale 07.08.02

"Quando Jason aprì gli occhi, si trovò impigliato in una melassa verde acido densa e gelatinosa..."

Così cominciava il libraccio di fantascienza che Giovanni Delgado sfogliava distrattamente ciancicando una mela mentre attendeva la partenza del treno per Milano. Ma i suoi pensieri erano altrove. Il suo "padre spirituale" o "confessore", come chiamava il dottor Barcon gli aveva consigliato di tenere la mente occupata finchè quella assurda ossessione gli fosse passata.
Il dottor Barcon era un illustre neuropsichiatra, e una volta al mese Giovanni si recava al suo enorme lunghissimo ufficio a trascorrere un'ora di spremitura piena e totale del cervello.
Egli espelleva tutto quanto, raccontava tutto, ogni cosa, e il dottore se lo guardava con un bonario e paziente sorriso, e elargiva di quando in quando piccoli consigli, sottoforma di domande retoriche.
Quando Giovanni, avendo rotto con Diana, si era recato da lui a raccontargli quanto fosse negativa quella donna, il dottore cadde dalle nuvole. Infatti fino all'incontro prima il suo paziente aveva imputato tutta la colpa dei suoi problemi ai suoi mentre sua moglie era assolutamente perfetta, al di sopra di ogni sospetto.
Ma le sorprese per il maturo dottore non erano finite.
La seduta di Aprile era cominciata con una entusiastica esclamazione "Dottore, mi sono innamorato". Eh si, troppo entusiastica.
Stava parlando di poco più di un ologramma, un immagine sfumata con la quale aveva scambiato qualche vaga parola attraverso una chat, ma sembrava che stesse parlando di una vecchia fiamma con cui aveva condiviso anni di vita.
Ma Giovanni era così, gli bastava un niente per farlo sentire un principe, e molto meno per farlo morire di dolore. Di tutti i personaggi che aveva avuto modo di leggere o vedere al cinema o in TV quello che più di tutti lo aveva inquietato era quel tal Don Abbondio del libro che aveva studiato alle superiori, perchè aveva una paura fottuta di somigliarci.
Oppure quel tale Zeno di cui si diceva che era un Inetto, e si ricordava che lo avevano studiato tanto. Ma lui si ribellava a quei personaggi. E si faceva schifo se per qualche motivo facendo esame di coscienza vagamente assimilava le sue azioni quotidiane a quegli scialbi personaggi.
Era invece affascinato dalle figure vincenti e virtuose. Dovevano esistere, e lui doveva essere così. Ma un Eroe senza macchia e senza paura va dallo psichiatra?
Beh lui però andava per fare il tagliando, dopo tutto perchè no? Mica era matto, voleva solo apportare "delle correzioni di rotta".
Avrebbe però dovuto raccontare altro al dottor Barcon, ma non avrebbe potuto farlo.
Avrebbe dovuto raccontare di come era veramente la sua casa.
E soprattutto cosa si nascondeva dietro quello specchio gigantesco che ricopriva tutta la parete.
Nessuno gli avrebbe mai creduto. Nessuno avrebbe mai capito... E del resto egli stesso pensava che stesse impazzendo, e aveva attentamente nascosto ogni segno di inquietudine mentre era a colloquio con quell'austero specialista.

(Bozza per un personaggio da includere nel nostro libro)

mercoledì 1 agosto 2007

Diario di Bordo del Capitano, data astrale 07.08.01

Oggi mentre mi facevo la barba, è successo un fatto strano, lo specchio ha cominciato ad animarsi è l'altro me, al di là dello specchio mi ha fatto questo strano, incomprensibile discorso.

"Cosa stai pensando di ottenere in questo modo? Lo dico in modo molto introspettivo. Sei davvero sicuro che quello che stai facendo sia in modo del tutto disinteressato. E se è vero che non vuoi assolutamente nulla in cambio, lo ritieni giusto? Non sarebbe meglio staccare la spina? Perchè ancora continui? Lei non ha motivo di farti smettere, dopo tutto. Avrebbe anzi potuto approfittarne e fingere, invece è stata chiara, chiarissima. E allora? Se continui lo fai a tuo rischio e pericolo. Non pensi che sia corretto spendere magari per trovare cure più efficaci per tua madre? O magari per portare a cena qualche altra ragazza che in un modo o nell'altro entra nella tua vita? Ma allora perchè ti ostini nel continuare a fare qualcosa a chi non ti mostra chiaramente alcun interesse? Sei masochista? O sei semplicemente ottuso? O è un senso di colpa? Oppure veramente credi di essere così presuntuoso da comportarti come i Sacri Testi dicono si comporti Dio con noi? Ossia che ci da amore e doni senza chiederci nulla? Forse la tua amico mio è solo presunzione."

Elogio della voluttà


Elogio Bizantino

Il tuo viso acqua e sapon, non si vende da Vuitton.
I tuoi occhi assai carucci non li troverai da Gucci.
Il tuo sguardo ammaliator, mica può dartelo Dior.
I tuoi seni son stupendi! Prova a cercarli da Fendi!
La tua bocca di rugiada non si ordina da Prada.
Il sorriso sbarazzino, se lo sogna Valentino!
I tuoi fianchi sodi e snelli non son merce di Burberry.
Le gambe di porcellana non le ha Dolce & Gabbana.
La bellezza dolce e rara? Hai voglia a cercar da Zara!
E di Tiffany i gioielli invidìan i tuoi capelli!
E Marc Jacobs poveretto, si inginocchia al tuo cospetto!
Tu sei amore! E' lo slogan che giammai vedrai da Hogan!
La morale piccolina? Sei davvero Bizantina.